Il percorso artistico di Albertini si caratterizza ancora di più per una forte tensione simbolica e civile, che trova due sviluppi complementari nelle Biosculture e nelle Sculture per la pace.
Alcune delle opere realizzate con la tecnica della Bioscultura sono parte integranle della serie “Mettete un fiore. Sculture per la pace ” raccolte nel testo pubblicato nel 2025
Le Sculture per la pace, raccolte nel volume Mettiamo un fiore. Sculture per la pace (2025), ampliano quella stessa riflessione esistenziale e la orientano verso la dimensione universale della convivenza e del rifiuto della guerra. Se inizialmente nelle Biosculture il corpo umano era il luogo della malattia e della memoria biologica, nelle opere per la pace il corpo diventa il teatro delle contraddizioni del nostro tempo: figure martoriate, personaggi strani, politici, Pinocchi, ragazzi con il pallone e con il cane, ma anche poi bambini imbronciati o con sguardi persi, e legati ai miti come il bronzo “Il mio David che va in guerra” si il “Eagazzo Ferito” o “No war” in cera, Stop in marmo, sono tutte opere che contenute nel testo pubblicato nel 2025 si fanno denuncia e invito alla speranza.
“Sculture nate dalla fragilità dei materiali, per raccontare la forza della vita.”
In entrambe le serie, il linguaggio figurativo di Albertini mantiene la centralità della manualità e del corpo come simbolo, ma cambia la prospettiva: dalle radici biologiche della vita e della sofferenza (Biosculture) si passa alla coscienza storica e civile della guerra e della pace (Sculture per la pace). Ciò che le unisce è la convinzione che l’arte non sia decorazione, ma testimonianza: una forma di memoria attiva capace di denunciare, raccontare e insieme proporre un orizzonte di rinascita.








